Ad Ostia antica per studiare la cultura visuale

Ad Ostia antica per studiare la cultura visuale

(a cura di Antonio Mastrogiacomo)

 

La città eterna, Roma, offre ai suoi visitatori la meraviglia a portata di scorcio, ogni volta rinnovato da uno sguardo in grado di porsi al di fuori delle abitudini.
Non si smette mai di ammirarla eppure si è soliti percorrere quasi sempre gli stessi percorsi, le foto di rito dinanzi ai monumenti simbolo così da lasciarsi riconoscere immediatamente dagli spettatori lontani ma vicini allo schermo della condivisione.
Per questo motivo, il nostro consiglio è quello di lasciare i soliti percorsi alle spalle, alla ricerca di nuove esperienze da fare, e il passato archeologico domina non solo nella città capitale ma anche nei suoi spazi limitrofi a partire da Ostia antica, poco lontana dalla città (basta prendere il treno elettrico da “Piramide”) eppure così in rapporto con l’Urbe da meritare una visita esclusivamente per la complicità mostrata nei secoli.

In questa scheda, sulla scorta di ulteriori appunti in vista di uno studio della cultura visuale dall’occhio lungo e dallo sguardo accorto, la nostra proposta si limita ad una segnaletica non troppo diversa da quella cui per primi ci educarono i fast-food, con il loro fascino indiscreto nell’occultamento della materia prima.

In effetti, sono le stesse fotografie dei piatti ad offrirsi vogliose allo sguardo dell’acquirente che, pochi spiccioli alla mano, può assicurarsi un panino dalla poco attendibile caratura alimentare eppure maestro di moderna alimentazione.

Una consuetudine emulata con grande interesse da tutte quelle attività di ristorazione che, per non affidarsi alle differenze linguistiche, si serve di immagini a soli scopi rappresentativi per illustrare la varietà della sua carta.

Ebbene, proprio ad Ostia antica potrete ammirare una pittura murale con la raffigurazione di vivande presso il caseggiato del Thermopolium: in questa struttura, al piano terra, si aprono tre ingressi di una delle numerose osterie che a Ostia sopperivano alle esigenze dei cittadini e, soprattutto, di commercianti, artigiani, operai e addetti al porto approdati in città al seguito delle navi da circo.

La popina, questo il nome dell’ambiente così adibito ad esercizio commerciale, ospita una pittura raffigurante i cibi a disposizione degli avventori: uova nell’acqua salata, uva, olive, una rapa piccante unitamente a dei cembali che lasciano presagire il clima musicato che accompagnava la vita di queste osterie. Insomma, una immagine che, in forza della sua immediatezza, non aveva bisogno di ulteriori spiegazioni lasciandosi facilmente riconoscere dai gusti degli astanti, il cui valore sta proprio nel grande impatto comunicativo la cui forza si mostra intatta ancora oggi, a secoli di distanza.

Lo stesso sito archeologico, al tempo della riscoperta incoraggiata da Benito Mussolini per consegnare il regno di Italia ai suoi fasti imperiali, ospita presso il piazzale delle Corporazioni importanti mosaici; questo piazzale delle corporazioni, così ribattezzato durante il fascio, doveva costituire un punto di riferimento per i negotiatores (commercianti) di passaggio ad Ostia e, come tali, provenienti da tutto il mediterraneo.

Le decorazioni dei mosaici pavimentali di ognuno degli ambienti offrono un panorama significativo dell’intensità e la varietà della vita economica ostiense. Oltre ai mosaici in bianco e nero decorati con motivi a carattere marinaro e commerciale, vi sono anche le insegne di alcune corporazioni di lavoratori, quali gli stuppatores restiones (commercianti di stoppa o corde) o il corpus pellionum (conciatori di pelli) e di navicularii (armatori).

Questa scheda si limita ad indicare come realtà che oggi sembrano accolte solo dagli studiosi di visual design possano essere più semplicemente riscritte secondo quell’urgenza pratica che la cultura romana ha istituito tra le fila della vita quotidiana con assennato vigore comunicativo.

Insomma, quanto è facile rileggere il presente attraverso il piglio continuativo del passato, specie se riferito alla cultura greca e latina, così importanti per noi da essere ancora oggi motivo di orgogliosa identità culturale.

Per concludere, proviamo ad alleggerire i contenuti offerti attraverso un corto (“Logorama“) che ripropone in salsa digitale gli stessi contenuti, in un mondo dominato dai marchi imposti a mo’ di contenuto culturale.

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12 Settembre 2020

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