Il supino in latino

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Il supino, uno dei modi infiniti della lingua latina

 

Il supino è un sostantivo verbale che segue la quarta declinazione.
Ha due forme distinte:

1) l’accusativo in -um con valore attivo e finale (ad es. Legati venerunt questum iniurias, trad. Gli ambasciatori vennero a lamentarsi delle offese). Lo troviamo insieme a verbi di movimento. I supini attivi utilizzati nella prosa classica non sono molti.
In origine doveva essere un accusativo di relazione.

Ricorda le espressioni particolari nuptum collocare (dare in sposa) e sessum recipere (fare posto a sedere).

ecco alcuni supini attivi che potresti trovare quando traduci una versione di latino: admonitum, dormitum, petitum, rogatum, nuptum, oppugnatum, deliberatum, postulatum, exsulatum.

2) forma passiva in -u esprime un ablativo di limitazione. Solo i verbi transitivi hanno il supino passivo, che si trova accompagnato da aggettivi quasi sempre neuti come facilis, incredibilis horribilis etc. (ad es. Incredibile dictu, trad. Incredibile a dirsi).

Nel latino arcaico troviamo attestata anche la forma del supino passivo che usciva in dativo, ovvero in -ui, al posto di inglobato poi dall’ablativo.
Possiamo trovare anche la costruzione ad + accusativo del gerundio, al posto del gerundio passivo.

 

Quando ti trovi davanti a un supino (attivo o passivo) devi risalire al presente, operazione in verità non difficile.
Fai attenzione però quando trovi il verbo sul vocabolario. Perché? Non è raro che tu possa trovare l’espressione tradotta sul dizionario, oppure un’espressione simile!
Nella traduzione l’importante è tener ben presente la funzione diversa che intercorre tra il supino attivo e il supino passivo

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7 Febbraio 2020

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