Kalokagathia: bello e buono

Kalokagathia

(a cura di Antonio Mastrogiacomo docente)

 

Varie volte mi è capitato di dover spiegare ai miei studenti, un po’ imbarazzati per la domanda, il significato di kalokagathia, quasi convinti si trattasse di una parola “sconcia”. Facevo notare loro che la soluzione era più a portata di mano di quanto sembrasse, che questa parola ci fa prendere atto di due aggettivi tra i più usati, specie in prima battuta, insomma: che cosa è la kalokagathia?

Si tratta di una delle parole più emblematiche della cultura greca antica, quella che mette insieme il “buono” e il “bello”, accostati in un’unica parola dalla sonorità ambigua, magari divertente pure.

 

Che poi, cosa significherebbe kalokagathia? Una piccola dritta è che, per quanto possiamo affannarci tra le carte a ricercare una definizione univoca, adeguata, magari con parole semplici, di questa felice crasi tra nomi astratti, per capire meglio a cosa ci si riferisce quando si parla di kalokagathia possiamo incontrarci in un bel museo, magari uno di quei musei archeologici sparsi per il meridione d’Italia, dove alcuni resti di quella cultura ancora oggi garantiscono il nostro modo di pensare, in modo magari molto diverso, al bello e al buono.

In altre parole, negli esempi dell’arte e dell’architettura ancora oggi modello di una certa idea di armonia possiamo ritrovare alcuni caratteri di quella che poi sarebbe diventata anche una dote morale, non è proprio una condizione di mens sana in corpore sano, ma non siamo troppo lontani, anzi. Il corpo e la mente sono i luoghi dove questa possibile estensione di valori astratti trova riverberazione, si tratta di un modello che mette dunque insieme quelle pulsioni alla forma armonica che la cultura greca ha realizzato con massima verità.

 

 

La kalokagathia, i modelli classici e il Rinascimento

 

Come avrete studiato a scuola, ci sono dei concetti che fanno avanti e indietro nel corso della storia, molti di questi riguardano da vicino la presa istantanea su modelli classici, ed ecco che vediamo come kalokagathia, dal V secolo a. Cristo possa essere ancora oggetto di attenzione. Effettivamente la poesia alimenta il mito e la bellezza quindi sarebbe impreciso ascrivere al solo regime delle arti plastiche il diritto alla kalokagathia. Quindi, le arti tutte si riconoscono in questo valore.

In effetti la bellezza viene concepita quasi come un valore assoluto, donato dagli dei all’uomo e spesso associato alle imprese di guerra dell’eroe omerico.
Però sono sicuro che se scrivete questa parolina sul motore di ricerca di Google, poi selezionate “immagini”, un percorso nella storia dell’arte vi assicurerà con più franchezza la validità di questo motivo culturale. Da questa scorribanda visuale ricavereste come, nell’ideale classico di perfezione, la statua diventi un modello quasi superiore alla realtà stessa, alle volte diciamo che sembra vero, chissà da quanti anni!

Come costantemente ricordato, è al Rinascimento che va ascritta la riscoperta dei valori classici: bello ideale, simmetria, proporzione e armonia vengono ripresi e iniziano a riscrivere il mondo nuovo sulle cui ceneri abbiamo costruito quello così moderno, tutto nostro da avere sempre di riguardo l’esperienza del passato, proprio perché, per quanto dimentichi di questo, sappiamo che quanto resta l’abbiamo ricevuto in eredità dal passato, ecco forse che questo valore, quello della kalokagathia ci invita magari a preservare questi valori, giammai a rileggere il presente con gli stessi occhi, ormai pienamente storicizzati, del greco antico.

Cosa? Avevamo mancato di dirlo? Dai, lo sappiamo che kalokagathia è l’unione di kalos (“bello”) kai agathos (“buono”)!!!

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13 Maggio 2020

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