La casa nell’antica Roma e i modelli abitativi

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I modelli di casa più documentati: insula e domus

 

casa, ae, f. capanna

dumus, us, f. casa

aedes, ium, f. plur. casa

villa, ae, f. casa di campagna

ianua, ae, f. porta

limen, inis, n. soglia

fores, ium, f. plur. porta

atrium, i, n. atrio

cubiculum, i, n. camera (da letto)

exedra, ae, f. salotto

triclinium, i, n. triclinio

pavimentum, i, n. pavimento

solum, i, n. pavimento

lectus, i, m. letto

 

Ogni volta che ci confrontiamo con la dimensione archeologica della presenza dell’uomo sulla terra veniamo in contatto con il mondo della casa.

Senza andare troppo per il sottile, sia mentre ti muovi tra le rovine di Pompei sia mentre attraversi alcune sale di un qualsiasi museo archeologico ti confronti da un lato con la dimensione urbana della vita quotidiana al tempo dei Romani come immacolatamente conservato in virtù della disastrosa eruzione del Vesuvio del 79 d.C., dall’altro percorrerai con lo sguardo numerose suppellettili che riportano in vita la dimensione domestica dei nostri antenati.

In questa scheda, inaugurata da una piccola sezione lessicale, ci confronteremo con la dimensione abitativa nella cultura romana, radicalmente importante nel segnalare un modello ancora oggi osservato.
Infatti, a differenza che in Grecia, l’ampliarsi del dominio romano accentuò fortemente il fenomeno dell’urbanesimo.

Due i modelli abitativi di casa più documentati: il grande palazzo in affitto (insula) e la casa signorile di proprietà (domus).

 

Insula, il grande palazzo in affitto

Il caso dell’insula pertiene esclusivamente alla realtà urbana, dove nacque intorno al IV sec. a.C. permettendo a una popolazione in continuo aumento di albergare entro le mura cittadine. Si sviluppò in senso verticale spingendosi oltre i sei piani, comprendeva vari appartamenti i cui locali non possedevano previa destinazione. La tipologia dell’insula raccoglieva la maggioranza delle abitazioni che si distinguevano tra loro dalla disparità di uso del pianterreno. Queste costruzioni poi potevano essere fregiate di rivestimento in legno e stucco, le facciate potevano essere movimentate da porticei, logge e balconi. Appena sufficiente invece la funzionalità, per via della fragilità delle strutture murarie, la scarsezza di arredamento, l’insufficienza di illuminazione, riscaldamento e igiene.

 

 

Domus, la casa signorile di proprietà (domus)

 

Possiamo incontrare la domus tanto nel centro cittadino quanto in aree periferiche e suburbane. Di proprietà solitamente di una famiglia di rango elevato, deriva la sua struttura dall’architettura ellenistica e si sviluppa sostanzialmente in orizzontale.

Diverse le sale, dalle destinazioni prefissate e disposte in ordine invariabile:

locale di portineria – ostiarii cella

atrio – atrium

ali laterali – alae

stanze da letto – cubicula

camera da pranzo – triclinium

stanza da archivio e studio – tablinium

giardino interno – peristylium

cucina – culina

 

 

Roma si fondava su un efficiente piano regolatore, eppure la sempre ricercata economizzazione dei lavori rendeva frequenti i crolli rovinosi e gli incendi devastanti di una casa. Sebbene così poco confortevoli, i locali erano dati in affitto a prezzi elevatissimi la cui riscossione era appaltata dai proprietari ad un gestore, portiere ante litteram con funzione di manutenzione del palazzo, mantenere la pace tra gli inquilini ed esigere in rate trimestrali la locazione pattuita.

 

 

 

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6 Giugno 2019

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