La fortuna dell’epistolario

La fortuna del genere epistolario

(a cura di Antonio Mastrogiacomo)

 

Epistolario: quesiti irrisolti perché poco presenti nel dibattito sulla traduzione possono accogliere il modesto contributo di educatori che non ascrivano al greco e latino il solo senso del dovere (quello della traduzione) ma anche quel piacere un po’ amaro di interessarsi di cose altrui.

Ebbene, quando ci troviamo coinvolti nella traduzione di una qualsiasi famosa epistula stiamo elaborando un livello altissimo di confidenza con la traduzione: stiamo leggendo qualcosa scritta per qualcuno, non per tutti.

A dire il vero, la fortuna del genere epistolario ha permesso nel tempo un progressivo smarcamento dal dialogo “a tu per tu” per farsi pagina dedicata a qualsiasi lettore, magari al fine di riguadagnare quella complicità giusta per via dei contenuti.

Chiedetelo a Seneca, sugli altri, perché proporre certi ragionamenti in questa forma così singolare. Tali antologie passate al secolo come classico per la letteratura forse risentono di questo spigoloso posizionamento che le celebra staccate dall’uso pratico, motivo di fondo comune, a ben pensarci.

 

 

Epistolario: si scrive sempre una lettera per qualcuno

 

Quale formula migliore per la filosofia che ritrovarsi qui, coscienziosa com’è della spontaneità del dialogo? Fortunatamente, anche cose frivole: certo, non possono mancare, nell’epistolario, ovvero nelle lettere.

Ad esempio, Cicerone scrive anche pagine impegnate, cariche di emozioni quasi “tattili” se confrontate alla mancanza della sua famiglia, eppure alle volte ricorre in qualche ricordo leggero pur di allontanare la malinconia.

Non parlatene con Ovidio, piuttosto sconcertato dal successo di Stoccolma per farne un complesso da restare allibito dalla scarsità di luoghi comuni sul Ponto.

Senza dover sciorinare questi riferimenti l’uno dopo l’altro, potete mostrarvi soddisfatti se davvero prendete coscienza di quanto l’epistolario avvicini l’antico e il presente nell’esercizio non solo della traduzione, ma della comunicazione in senso aperto.

Certo, il dato permanente di queste culture resta il carattere verbalizzato (e non verbale) dunque si tratta di mettere un po’ a processo quanto scampato alla furia dei tempi, questi testi che andiamo a tradurre: ma davvero sono così antichi?

Senza dubbio lo sono, eppure si conservano, strano a dirsi, non solo per essere tradotti ma proprio per essere così vicini al presente, quasi il presente sia qualcosa da scoprire ancora.

 

 

Dall’epistula all’email…

 

Ecco, il genere dell’epistolario non ha conosciuto battute d’arresto sebbene sarebbe difficile definire le nostre corrispondenze quotidiane via posta elettronica (sì, stiamo di fatto eliminando ogni attrito con la messaggistica istantanea) ascrivibili a quella portata.

A parlare di social network dovremmo sconfinare nei diari, che sono un’altra faccenda, in  tutti i sensi: una cosa molto vicina ai manifesti, per dirla tutta.

Ebbene, per finire con leggerezza e in maniera del tutto inaspettata questa scheda dedicata alla fortuna dell’epistolario quale rimedio alle distanze, fisiche e relazionali, vi lasciamo in compagnia del piccolo museo del diario

 

 

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10 Settembre 2021

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