Le particelle men e de (μέν … δέ)

Come tradurre le particelle men e de (μέν … δέ)?

 

Nelle versioni di greco le particelle men e de (μέν … δέ) ricorrono con una certa frequenza.
Ma come vanno tradotte in italiano? Si traducono sempre?

Se domandate agli alunni del terzo, quarto anno, molti di loro vi risponderanno che poi alla fine possono essere “saltate” nella traduzione in italiano? Vi esorto a non fare questo errore!!! Dobbiamo un attimo capire la funzione che svolgono e poi tradurle.

Però è interessante riflettere sul perché in fase di traduzione gli alunni superficialmente spesso non traducono le particelle men e de (μέν … δέ)…

In effetti quando queste due paroline sono in correlazione (prima il “men” e poi un po’ staccato il “de”) possiamo regolarci in questo modo: il μέν non si traduce e il δέ si può rendere con “e”, “ma”, “invece” (in base al contesto della frase in cui si trova).

Ma state molto attenti perché molte altre volte le particelle men e de (μέν … δέ) vanno tradotte diversamente: Il “men” come “mentre” e il “de” come “invece”. Oppure “da una parte… dall’altra..” .
Il consiglio che posso darvi è di tradurre la frase tralasciando momentaneamente le particelle. Una volta che avrete capito il senso generale della frase, a quel punto sarà più facile la resa in italiano.

Dobbiamo ricordare che i testi greci antichi erano privi di spiriti, non c’era distinzione tra minuscole e maiuscole e non c’erano neanche gli accenti! Di conseguenza l’intonazione era affidata alle particelle che svolgevano un po’ la funzione dei segni di interpunzione.

Un piccolo consiglio per gli alunni del primo anno: prima di tradurre le versioni di greco, leggete sempre ad alta voce e poi fate sempre una seconda lettura, facendo attenzione all’intonazione. E se trovate le particelle men e de (μέν … δέ) cercate di leggere in maniera espressiva. Prima di un’interrogazione orale, il vostro insegnante farà attenzione alla vostra lettura che rappresenterà una sorta di “biglietto da visita”!

 

Usi particolari delle le particelle men e de (μέν … δέ)

Men e de possono svolgere una funzione sostantivante:

οι αγατοι (agg.) i buoni

το καλον (agg.) il bello

οι νυν (avv.) i contemporanei

οι τοτε (avv.) gli antichi

 

Ma possono anche esprimere un rapporto di opposizione

ο μεν … ο δε   l’uno.. l’altro..

οι μεν … οι δε   gli uni.. gli altri..oppure alcuni.. altri..

το μεν … το μεν   una cosa.. un’altra..; da una parte.. dall’altra..

τα μεν … τα δε   alcune cose.. altre cose..

 

Talvolta poi quando il de è preceduto dall’articolo, si traduce con un pronome personale. Ad esempio insieme all’articolo femminile tradurrai “e lei, e quella” (η δε ).

 

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24 Aprile 2020

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