Sui rapporti con l’antico, oggi

Sui rapporti con l’antico, oggi ci sarebbe tanto da interrogarsi

(a cura di Antonio Mastrogiacomo)

 

Sui rapporti con l’antico, oggi… Ogni tanto può far capolino il professore di greco e latino che, per fare una proposta allettante, decide di far vedere Troy ai suoi studenti, rifacimento americano della più celebre saga omerica, omogenizzata con le star di turno a rivivere albori divini.
Insomma, agli studenti del ginnasio solitamente si darebbe come merendina filmica questo prodotto pieno di grassi saturi hollywoodiani. Bonariamente si introduce questa pellicola come potrebbe farsi più tardi per Alexander, lontani piuttosto da quella motivata azione del cinema in funzione didattica come per il caso del Giordano Bruno di Giuliano Montaldo, o altre produzioni spesso italiane che pure sono importanti nel documentare una certa relazione tra lo studio della cultura e la produzione culturale stessa.

Così, una buona scommessa didattica sarebbe nell’accostamento del passato al presente delle forme, secondo sconfinamenti che porterebbero l’epica e la tragedia nel cinema e nel teatro, ribadendo una certa continuità che pure si può rintracciare nella cultura antica.
Ad esempio i lavori di Pier Paolo Pasolini su tema greco offrono un accostamento immediato al problema del moderno, chiave didattica utile per indicare agli studenti la funzione del rapporto che lega due momenti della civiltà trovando forse nella cultura greca quel primato della natura che sembra sfuggirci a più riprese da un lato, che permette anche la divulgazione di questi contenuti dall’altro.

I temi della tragedia greca sono ancora operativi nei motori della drammaturgia, gli stessi titoli del passato si fanno largo nel presente interrogando parimenti autori e pubblico sulla continuità di un modello che sembra ancora utile nel definire i nostri limiti.

 

 

Sui rapporti con l’antico, oggi ci sarebbe tanto da riflettere

 

Sappiamo molto bene che tutto l’equilibrio dell’arte greca si reggeva sulla posizione dello spettatore di fronte all’attore, sappiamo anche qualcosa dello sconfinamento delle posizioni tali che oggi sia difficile riconoscere questa frontalità, o forse questa frontalità stessa doveva conoscere un riposizionamento.
Ad esempio, un programma televisivo di qualche anno fa metteva in scena un certo attore, Ascanio Celestini, in funzione quasi di parabasi, all’inizio e conclusione del programma, a fare quello che oggi è semplicemente una clip ma mandare in onda a incorniciare il programma televisivo tutto.

Ebbene, la continuità dell’antico nel moderno è operativa, non contemplativa.
Sarebbe un ulteriore peso utile a rimarcare la distanza del passato come misura della sacralità di un antico che riconosciamo vicino proprio perché lo riconosciamo presente.


Insomma, questo piccolo appunto con cui inauguriamo una serie di contenuti relativi allo sfondamento della cultura greca e latina dalle pagine dei libri scolastici ci introduce al più vasto campo dei rapporti di forza culturali, alla ricerca di quegli stimoli ancora possibili sulla scorta dell’antico.

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18 Marzo 2020

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