Tema Radice Desinenza

Tema Radice Desinenza

 

Proveremo in maniera comparativa tra le nostre lingue antiche a derivare qualche definizione utile a capire meglio di cosa parliamo quando facciamo riferimento a Tema – Radice – Desinenza.

Abbiamo già avuto modo di presentare gli argomenti di questa scheda facendo riferimento ad una rivendicazione in qualche modo ambientale, sostenendo che le parole sono come gli alberi. Anche Erri De Luca, scrittore napoletano dalla costante attenzione a tematiche ecologiche, ricorda come proprio libri siano gli alberi, a radicare la natura nella cultura, a permettere un contatto con quanto ci sembra così distante seppure a portata di sguardo.

 

 

Tema Radice Desinenza: partiamo dal tema

 

Viene definito tema quella parte di una parola che resta tolta la desinenza. Il tema può essere radicale se consta della sola radice oppure formato per mezzo di un suffisso.
Facilmente notiamo come a partire dalla definizione di tema sia necessario integrare le definizioni di “radice” e “desinenza”, per questo motivo siamo partiti proprio da qui, dal tema. E non è un caso che abbiamo intitotalato la scheda “tema radice desinenza”.
Questo tema potrà essere verbale o nominale eppure sempre riconoscibile in funzione della sua radice.

Magari finisse qui! In greco ad esempio c’è da fare una differenza tra tema verbale e tema del presente.  Il primo ricompare nella formazione di sostantivi, aggettivi e avverbi semanticamente affini al verbo, mentre il tema del presente si limita all’impiego per la costruzione di presente e perfetto. Questo non significa che in alcuni casi i due temi non possano coincidere tra loro. Proprio in funzione delle difficoltà derivabili da questa sottile ma sostanziale differenza abbiamo pensato di dedicare una sezione del nostro sito alla catalogazione dei verbi greci più frequenti. Cerchiamo di darti una mano digitale consapevoli che il tuo sguardo si posi più sugli schermi che sui libri.

 

 

Radice

 

Portati sulla buona strada da una preliminare osservazione a distanza del tema, possiamo definire come radice quel complesso di suoni che racchiude il significato fondamentale di parole etimologicamente connesse tra loro.
Come possiamo desumere dal costante riferimento botanico, ogni pianta può appartenere a una specie ma ognuna presenta una diversa profondità delle radici, che è la sua stessa vita profonda.
Prendiamo il caso della parolina acceptus, in latino, che sappiamo essere participio passato di accipio. Ne possiamo derivare una pertinenza dal verbo capio! Eppure la nostra lingua italiana, nella proposta di “accetto”, non ha più nulla a vedere con quel capio dal quale siamo partiti. La radice è l’unità minima di significato espresso attraverso le parole.
Dobbiamo stare molto attenti a ricavarla dalla parola osservata.

 

 

 

Desinenza

 

Tra le tre (Tema Radice Desinenza), la desinenza è l’aspetto cangiante che rispettiamo in accordo alla definizione delle parti variabili del discorso.
E non pensiamo che sia roba per tutti! Ad esempio il cinese non conosce le desinenze, ma riesce ugualmente a esprimere la varietà del mondo attraverso il ricorso alle parole.
Le desinenze sono proprie di quelle lingue analitiche (come l’italiano) e sintetiche (come il latino) ma non di quelle isolanti (come il cinese). Sarebbe piuttosto impossibile riassumere in una scheda tutte le possibili desinenze come ascrivibili alla variabilità del discorso. Eppure è da questa condizione che bisogna partire per studiarle per bene. Ciò vale soprattutto nel caso di lingue che oltre alla variazione di genere e numero impongono anche la differenza nei casi, senza dimenticare tutto il complesso di desinenze che solo uno studio ben organizzato dei verbi può disciplinare.

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3 Aprile 2020

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