Note a margine sugli Uccelli di Aristofane

Note a margine sugli Uccelli di Aristofane

(a cura di Antonio Mastrogiacomo)

 

Solo di recente è stato necessario inserire degli esami di pedagogia così da guadagnare i titoli giusti per il concorso nella scuola pubblica: basta digitare in rete 24 cfu e capirete immediatamente di cosa stiamo parlando; correggerete il tiro notando come il comparto sia più nutrito (pedagogia, psicologia, antropologia e metodologie didattiche) e lo valuterete, possibilmente, come un passo in avanti nella storia della formazione scolastica. Serviranno degli anni per capirlo, soprattutto un nuovo concorso.

Possiamo però ricordare come gran parte delle modifiche occorse ai processi educativi, prima di trovare asilo nelle politiche ministeriali, già era portata avanti da pedagogisti, maestri di scuola e agitatori culturali pronti a riformare dall’interno la stessa pratica formativa.

C’era tanto da imparare dalle stesse esperienze artistiche, da sempre impegnate a rivoltare la tradizione nel suo significato profondo.

Allora, per abbassare i toni e celebrare figure di primo piano per l’azione culturale disposta accorrono in nostro soccorso Bruno Munari e Gianni Rodari, che già al rintoccar dei cognomi si ritrovano celebrati nella rima baciata.

Partiamo da un testo di quest’ultimo, La grammatica della fantasia (Rodari 1973) per radicare questa verbosità creativa ad alcune scelte lessicali proposte nella lingua greca, facendo appello a quell’archivio predisposto per noi dall’Aristofane degli Uccelli e ritrovare così, una volta ancora, il fascino del suono nel ritmo interno del simbolo sonoro (preziosi riferimenti sono offerti anche in antropologia sonora del mondo antico).

Poche settimane fa mi è capitato di proporre come lettura, in lingua greca, alcuni passaggi di questa commedia (Uccelli di Aristofane) durante una lezione in accademia: si problematizzava lo stato testuale di questo lascito, non più aurale bensì visivo, così immediato da lasciare ancora in dubbio la comunità scientifica in rapporto alla ricostruzione del testo, alla sua scansione, alla sua fonazione.

Senza fare appello alla metrica, tradizionale scansione oggi in uso più alla ricerca dell’errore di pronuncia che della musicalità del verso, consonanti e vocali ci portano, per un attimo, alla nostra infanzia, a quel tempo inconsapevolmente creativo dove si mettevano in fila suoni, spesso rifacendo quelli degli animali.

Con questo esempio vorrei dunque sollevare dubbi rispetto alla pretesa autenticità della ricerca se la stessa non è misurata dalla conoscenza delle alternative proposte dal passato: in molti avrebbero proseguito la lettura di Aristofane dopo quella lezione!

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17 Dicembre 2020

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