VERSIONE IN CLASSE: faccio la brutta ?

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FACCIO LA BRUTTA O LASCIO PERDERE?

Quando c’è da fare la versione in classe, alcuni studenti preferiscono evitare di fare la brutta e scrivere al massimo qualche nota su di un fogliettino.

Niente di più sbagliato, la brutta serve tantissimo e il tempo che si perde a farla è tempo ben speso. Appuntare solo alcune frasi su un foglietto, scrivere quanto sembra importante direttamente sul testo della versione, trascrivere la traduzione direttamente in “bella” o (peggio) sforzarsi di ricordare a memoria quanto si è tradotto sono errori che possono costare cari.

La brutta, infatti, è una sorta di rete di sicurezza che può salvare lo studente da parecchie cadute: la brutta della versione tradotta può fungere da “garanzia” di un lavoro ben svolto per il docente, può dimostrare che quella versione è frutto solo del nostro lavoro, può essere consultata dal docente nel caso in cui nel ricopiare in bella ci sia sfuggita qualche parola o si sia adottata una resa non proprio soddisfacente. La brutta è, insomma, la mappa del nostro lavoro di traduzione ed è un documento importante che completa e il lavoro di traduzione della versione di greco o di latino.

Ma come dev’essere brutta la “brutta”? Non è un gioco di parole: non è solo importante stendere questa versione provvisoria, ma è importante capire cosa si debba scrivere su questo prezioso foglio di lavoro.

Alcune regole pratiche per stendere una “brutta” che sia davvero bella 😉

1) vietato, vietatissimo segnare più di due alternative per un termine: la brutta non può essere la copia parziale del vocabolario, se si è incerti su di un termine lo si segna e ci si ritorna dopo.

2) indipendentemente dalla richiesta del docente, la versione appuntata sulla brutta dev’essere letterale: solo in questo modo ci potremo rendere conto tempestivamente di eventuali errori e correre ai ripari.

3) costrutti come il genitivo e l’accusativo assoluto (per la versione di greco) e come l’ablativo assoluto e il cum con il congiuntivo (per la versione di latino) vanno tradotti sempre, almeno in una prima fase, utilizzando il gerundio (semplice o composto) e solo in fase di rilettura vanno trasformati nella subordinata esplicita più appropriata: questo per evitare che un’interpretazione errata di un periodo condizioni tutta la versione tradotta. Meglio attendere la fine della versione e decidere dopo se quel “cum” ha un valore concessivo o causale.

4) evitiamo di rendere la brutta illeggibile: non dimentichiamo che dovrà servirci per ricopiare rapidamente la versione tradotta proprio alla fine del compito in classe; per questo motivo, è meglio che sia uno strumento agile, in cui le cancellature e le sovrascritture non impediscano né rallentino la lettura.

5) trascriviamo l’intera versione sulla brutta: ad una versione parziale corrisponde una revisione parziale che può compromettere la resa finale della traduzione.

6) se troviamo una frase interamente tradotta sul vocabolario, possiamo certamente trascriverla nella brutta ma bisogna sempre fare molta attenzione, in fase di rilettura, al modo in cui questa frase (che in effetti non è stata tradotta da noi) viene inserita nella nostra versione: se ci sembra che la frase si adatti male al contesto della nostra traduzione, è possibile cambiarla leggermente in modo da adeguarla meglio allo stile utilizzato nella versione tradotta.

7) non buttiamo la brutta e non portiamola a casa: la brutta può servire al docente per chiarirsi le idee sul nostro lavoro: meglio consegnarla con il compito, potrà esserci più utile lì che tra i nostri quaderni.

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