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Conoscere il latino e il greco serve?

Oggi il latino e il greco sono lingue utili o no?

Dire che il LICEO CLASSICO non serve, perché si studiano le lingue morte, è come dire che la cyclette non serve, perché si resta fermi. Ma è grazie a quel pedalare sulla cyclette che si irrobustiscono i muscoli, che serviranno per fare gli altri sport; e quindi, attraverso le lingue morte del LATINO e del GRECO si impara qualcosa che magari non serve immediatamente, ma si impara una forma mentis, un sistema di pensiero che poi servirà bene nel lavoro, ma anche per godere dei piaceri della vita…
(Massimo Gramellini, Che tempo che fa, 15/XI/2014)

 

Lingue morte è un’espressione che non ci piace

Una lingua è morta, certamente, quando non è più in uso, ma che dire di una lingua i cui testi sono oggi ancora una testimonianza viva di una cultura e di una storia che ha contribuito a renderci quello che siamo? Quando i miei studenti mi chiedono a che serve studiare il latino e il greco, a che serve tradurre i testi latini e greci (le tanto odiate versioni), io rispondo paragonando questi studi alle istruzioni di un cellulare. Tutti sappiamo accendere un cellulare e fare una telefonata. Ma per fare cose più complesse, per sfruttare a fondo le potenzialità del mezzo, bisogna leggere le istruzioni. Capire come funziona. Almeno un po’.
Il latino e il greco sono l’origine e la base della cultura moderna.
Siamo quello che siamo perché veniamo da lì e siamo stati istruiti e cresciuti in un mondo creato da chi aveva studiato quelle lingue. Conoscere il latino e il greco vuol dire difendere la specificità culturale della nostra civiltà, vuol dire saper leggere la cultura moderna ad un livello profondo, con una consapevolezza diversa.

 

Didattica delle lingue classiche

Oggi una buona parte della didattica del latino e del greco sembra essere finalizzata alla traduzione della versione di greco e di latino: non si tratta di un’impostazione negativa purché questa pratica costante di traduzione (vantaggiosa già in sé come esercizio) sia accompagnata dalla fruizione del testo ad un livello alto, “letterario”. Da questo punto di vista, sarebbe auspicabile fin dai primi anni del liceo classico un avvicinamento alle tematiche letterarie, ai brani e al pensiero dei grandi autori classici, una contestualizzazione della versione che riesca a comunicare allo studente il senso di un tradurre che diviene appropriarsi delle idee, del pensiero e dell’arte delle due civiltà che hanno più profondamente influenzato il pensiero europeo.

La didattica del latino e del greco necessita probabilmente di una revisione, non possiamo dimenticare come, oggi, allo studente non venga chiesto uno studio di una grammatica che sia produttiva, che consenta, cioè, di scrivere in latino o in greco, ma sia essenzialmente richiesta una competenza di traduzione di comprensione della lingua studiata. Le grammatiche sono state in parte riorientate su questo percorso che va dalla lingua classica alla lingua madre. In tal senso, interessante è l’esperimento del metodo Ørberg, cioè studiare il latino e il greco come delle lingue vive, e la pratica dell’Accademia di Vivarium novum. Innegabilmente, queste esperienze mettono l’accento su una questione di importanza vitale: la necessità di una revisione degli studi classici e di un loro avvicinamento alla realtà del vissuto scolastico e alle moderne dinamiche di apprendimento.

In tal senso, l’osservazione di Gramellini diviene illuminante: il latino e il greco servono poiché strutturano il pensiero e costituiscono una matematica dell’apprendimento che può essere spesa dallo studente in qualsiasi ambito.

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