La religione romana e cenni sul calendario

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La religione romana e il calendario

 

Il calendario misura annualmente l’incedere delle stagioni: i romani sono in parte responsabili della ripartizione in dodici mesi con l’aggiunta di gennaio e febbraio a mesi che dovevano esser dieci, come desumiamo dalle stesse indicazioni in settembre, ottobre, novembre e dicembre.
Ritorneremo sul calendario romano, sulla misurazione del tempo in altra scheda. Questa è rivolta piuttosto a presentare alcuni tratti della religione romana così da potersi orientare meglio in occasione di traduzione qualora occorra qualche riferimento.

La religione romana esprime il timore dell’uomo primitivo di fronte al mondo esterno, ne fa da antidoto servendo riti minuziosi per esorcizzare o sollecitare le forze animistiche, i numina cioè volontà insite in ogni oggetto, essere animato o azione umana. Erano più di settemila, andavano combattute attraverso formule più o meno misteriose, pratiche di ispirazione magica, preghiere – formule ancora oggi operative nella ritualità popolare sebbene a rischio erosione.

 

La religione romana e le divinità

La religione si presta variamente al sincretismo, singolare unione spirituale di marca geografica: intorno alla metà del VI secolo a.C. i contatti col mondo greco ed etrusco avviarono ad una prima organizzazione: fu elaborato un calendario, che comportò la scelta di divinità della famiglia, degli inferi, dei grandi fenomeni naturali; gli dei cominciarono ad assumere caratteristiche antropomorfe insieme ad essere ordinati in una prima gerarchia che vide emergere gli dei maschili Giove, Marte, Quirino, Giano e le dee femminili Giunone, Minerva e Diana. Con l’intensificarsi delle relazioni con gli etruschi continuò l’assimilazione: i libri sibyllini di origine greco-etrusca legati al culo del dio Apollo contenevano gli oracoli della Sibilla cumana, cui ci si rivolgeva in occasione di calamità pubbliche.

 

Cinque divinità della religione romana

Abbia scelto cinque divinità oggetto in Roma di culto particolare o per la loro antichità o per la stretta connessione con la vita politica e culturale.

 

Giano: da cui deriva gennaio, è una divinità italica, la prima ad essere invocata nelle forme rituali. Protegge la porta (ianua, da cui gennaio che è l’ingresso del nuovo anno), è rappresentato bifronte (fine/inizio; ingresso/uscita). Gli è dedicato nel foro un tempio;

 

Quirino: divinità tra le più antiche, dalla fisionomia incerta. Nel mito delle origini è identificato con Romolo divinizzato dopo la morte; quirites sono chiamati i membri del popolo romano;

 

Cerere: dea italica delle messi e dell’agricoltura – assimilabile per questo a Demetra – è associata invece a Libero (=Bacco) e Libera (=Proserpina), è venerata ai piedi dell’aventino;

 

Marte: dio italico in cui si fondono la funzione più antica di divinità agricola sia quella di divinità guerriera che preverrà in seguito. Come padre di Romolo è associato alle origini mitiche di Roma. Gli è dedicato il mese di Marzo;

 

Saturno: antico dio delle sementi, assimilato al greco Crono, è considerato il re dell’antico Lazio durante l’età dell’oro, età di benessere e di pace. Si celebra ogni anno a dicembre nei saturnalia, quando ci si scambia doni reciproci ed è concessa agli schiavi libertà di rapporti con i padroni.

 

Ci limitiamo ora ad indicarti qualche riferimento lessicale, ben consapevoli della difficoltà di spingerci oltre nel presentare in modo sommario elementi di civiltà latina vicini alla religione.

 

Lessico

Religio, onis; f. = coscienziosità, scrupolisità; devozione, timore o scrupolo religioso, culto; superstizione

Religiones, um; f. = cerimonie, usi religiosi, fede

Pietas, atis; f. = pietà, devozione, sentimento religioso

Pius, a, um = pio, pietoso, coscienzioso

Deus, i; m. = dio, divinità

Dea, ae; f. = dea

Divus, a, um = divino

Divus, i; m. = dio

Divinitas, atis; f. = divinità, natura divina

Divinus, a, um = divino, relativo agli dei

Numen, inis, n. = volere, potenza dicina; divinità, nume

Superi, orum; m. = dei del cielo

Inferi, orum; m. = dei sotterranei, infernali

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