Note a margine sulla nascita della tragedia di Nietzsche

Note a margine sulla nascita della tragedia di Nietzsche

(a cura di Antonio Mastrogiacomo)

 

 

Un vizio mal celato riposa al fondo di ogni proposta didattica: il rispetto del programma quale affidato alle regole del legislatore di turno, sempre pronto a inspessire il faldone del curricolo scolastico di buone pratiche senza essersi mai scontrato con il campo.

Ebbene, ci chiediamo se sia cosa buona e giusta non prospettare alternative che possano dirsi più complete, di tutta risposta alle mutate esigenze didattiche di studenti che, a furia di leggere e ripetere, proprio non vogliono cimentarsi con la riproposizione del classico quale riproduzione dei metodi didattici.

Non ci muoviamo troppo lontano dalla prassi ordinaria se ricordiamo come lo studio della tragedia greca, proposto solitamente al terzo anno di studi presso un liceo classico (l’avremmo definito al tempo primo liceo), sia incoraggiato alla stregua di una presa di coscienza del libretto, in primo luogo, definito dall’edizione critica cui si lega la sua tradizione testuale; primato della filologia i cui meriti non si limitano al solo campo delle antichità ma presentano traiettorie feconde per qualsiasi disciplina voglia valutare varianti tra diverse composizioni (testuali, musicali, pittoriche).

Di solito tocca ai box informativi, quelle porzioni di testo ben delimitate, provare a muovere discretamente le acque, dando conto dei passaggi di stato in seno agli studi sull’argomento.

Non rintracciandone nemmeno uno pronto ad accogliere l’intreccio tra filosofia e filologia, proviamo dunque a rivendicare qualche buono spunto offerto da un libro datato 1872 (si festeggeranno insomma i 150 anni l’anno venturo?), La nascita della tragedia ovvero grecità e pessimismo di Friederich Nietzsche.

Siamo lontani dalla filologia, materia ben praticata da questo insigne docente presso l’Università di Basilea, più vicini alla nascita, per non dire ripresa, di una tonalità del pensiero in grado di sfociare nel teatro dei concetti, con “apollineo” e “dionisiaco” pronti a spartirsi la scena direttamente riferiti ad una sensibilità andata via via accrescendosi nei confronti della bella forma incarnata nel principio d’individuazione, di ben altra pasta che l’origine della tragedia dallo spirito della musica, a mezzo ditirambo sacro al caro Dioniso.

Pur trattandosi di un lavoro giovanile, di certo in grado di prolungare la traiettoria del Nietzsche propriamente filologo [si pensi alla conferenze raccolte in Appunti filosoficiOmero e la filologia classica (1867-69), oppure al percorso organizzato ne La filosofia nell’epoca tragica dei greci (1870-1873)], il testo si presenta ancora più utile se rapportato allo studio della tragedia, confrontandosi altresì con autori oggetto di studio, nello stesso anno, in filosofia.

La quarta di copertina del La nascita della tragedia di Nietzsche insiste proprio su una intuizione alternativa e totale ai metodi disposti dalla scienza filologica bypassando l’accertamento storico pur di riconquistare intenzionalmente un’idea completa, complessiva.

Certo, deve aver pesato in questa storia di relazioni mancate proprio l’attacco rivolto dal grande filologo Wilamowitz all’operazione nitzscheana, eppure la stessa disciplina si trova impreparata a raccogliere la sfida celata nella proposta stessa dell’azione tragica piuttosto che il suo confinamento nella tradizione testuale.

20 Settembre 2021

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