Ørberg sì, Ørberg no: perché è una (annosa) quaestio?

Ørberg sì, Ørberg no: perché è una (annosa) quaestio?

(a cura di Isabella Pallisco, docente di lettere)

 

 

Riflessioni dopo 20 anni di metodo “tradizionale” come studente poi docente

Un caro amico da anni mi chiede un articolo e oggi, agosto 2020, in chiusura di un ciclo di vita e in anno “covid” ricco di riflessioni mi accingo a scriverlo. Non un articolo accademico ma molto personale e scritto di getto in cui, facendo un bilancio irto di mille ostacoli innalzati dai colleghi, rifletto. D’altro canto fiumi di parole e riflessioni di glottodidassi sono state spese dagli umanisti e fino ad oggi. Mi accingo quindi solo ad una domanda: Ørberg sì, Ørberg no: perché è una (annosa) quaestio?

 

Prendiamo tanto dagli anglosassoni, come il Cambridge Latin Course  o anche il reading method per il latino quasi fosse lingua viva e appiattita sull’inglese; vediamo comparire fumetti sui libri di testo; organizziamo corsi di didattica innovativa; parliamo di flipped classroom, di competenze, di unità didattiche, di debate; lamentiamo la fuga dal latino degli studenti oggi anche al liceo.

 

E POI

E poi trovi (in Italia) inspiegabili ostacoli al solo nominare Ørberg. Una didattica di tipo induttivo fitta di morfosintassi, graduale, per nuclei a se stanti e progressivi (peccato siano definiti lectiones e non chunks), che non dimentica il tanto lessico anzi lo utilizza a supporto e potenziamento della doctrina, arricchito di immagini e schemi già pronti per integrare le informazioni tramite inferenze e rinforzi (adatti anche ai DSA, ne han speso fiumi di parole prof. Universitari Ricucci tanto per citarne uno) e tanto altro et cetera. Lascio gli et cetera e rimando a una minima bibliografia di partenza presente in coda.

 

Ancor oggi appena qualcuno nomina Ørberg in una riunione di dipartimento viene liquidato rapidamente come fosse comparso un incubo, uno scandalo, una idiozia o una questione già ampiamente dibattuta e risolta; ed altri colleghi che invece, chissà!, proverebbero a capirne vengono così fin da subito scoraggiati e non  osano nemmeno prendere la parola o fare domande dinanzi alle reazioni negative dei colleghi, casomai quelli storici e carismatici che più facilmente e spesso parlano.

Non sempre riesco a capirne il perché. Provo a immaginarlo. Devo provare soprattutto perché, dopo anni di studi classici fino al postdoc e sicsi e poi insegnamento al liceo, ho studiato le Indicazioni Nazionali Miur, le prove di certificazione di latino, gli articoli comparativi della University Cambridge, corsi dell’Accademia Vivarium, corsi alla Schola Latina, ho seguito convegni di studiosi e insegnanti di scuola e università italiani e stranieri, ho visto i programmi della Pontificia Università della Santa Croce PUSC, ho letto le parole del Pascoli alla commissione Ministero dell’Istruzione, i lessici frequenziali, i dialoghi di Erasmo da Rotterdam. Ho applicato il metodo a scuola con successo e passione, mia e degli alunni.  Provo quindi, dicevo, ad immaginare un motivo di tanta chiusura.

Certo è che tanti parlano del metodo induttivo, spesso male, spesso lo chiamano metodo natura, spesso pensano si tratti di parlare latino in situazioni attuali, non so a cena? in salotto? come fosse una moda sciocca. Ne hanno una idea distorta e/o non vogliono nemmeno averne una.

Ma poi, se approfondisci, pochi di fatto ne han letto l’originale, e la storia millenaria e fonti concrete da cui scaturisce, o assistito a lezioni presso l’ Accademia o le tante Istituzioni scolastiche e universitarie, anche straniere, che lo applicano.

In verità andrebbe bene anche così, ognuno è libero di fare quel che vuole e non vuole, esiste la libertà di insegnamento e di pensiero.

Il punto è altro: e la libertà di chi vorrebbe praticare il metodo induttivo o ascoltarne parlare per pura curiosità?

Perché si viene additati come membri di una strana – come dire – “setta”?? Bisogna alzare la voce solo per farsi sentire (non dico nemmeno ascoltare) e non sembra giusto o ispirato alla libertà di confronto di parola di pensiero di riflessione didattica.

Nelle scuole esistono curvature, corsi sperimentali, indirizzi, corsi con metodo Clil, corsi con metodo Cambridge che contano sulle risorse interne all’Istituto scolastico; di certo non tutti i docenti di indirizzo o di dipartimento o di Istituto vogliono o possono o hanno la formazione per tenere questi corsi. C’è sempre in ciascuna scuola una pluralità non già unanimità di risorse, di intenti e competenze. Eppure quei corsi e indirizzi esistono.

Ma la libertà di un biennio Ørberg non esiste perché lì, per magia, è necessaria l’unanimità e l’approvazione generale. Forse bisogna superare l’Inquisizione.

Abitudine, paura, poteri, forza e tempo per ri-studiare. Non so. Certo non capisco perché un metodo, riconosciuto e oggettivamente e scientificamente e storicamente trovi così tanti inspiegabili muri sia per fatti sia per semplici parole; a maggior ragione tra tanti disastri generali e fughe dal latino degli alunni in uscita dalla Secondaria di primo grado e lamentele all’Università sulla scarsa preparazione dei ragazzi uscenti dal liceo.

Dovremmo riflettere su questo.

Firmare queste parole ed esprimere passione e preoccupazione: spero che non mi porti altri problemi inutili e infruttuose critiche. Spero almeno che chi non abbia finito di leggere il mio articolo, e letto i contenuti della breve bibliografia infra e sfogliato le sezioni Grammatica Sintassi Enchiridion e guida docenti dei testi Ørberg (non solo il sempre solo citato Familia Romana), non abbia già tirato le somme.

Chi esclude Ørberg senza aver letto e studiato i testi, seguito corsi e aver provato concretamente il metodo induttivo contestuale somiglia a quel medico molto stimato in Venezia che di cui racconta Sagredo nel Dialogo sui due massimi sistemi di Galileo; il medico, vedendo durante la dissezione di un cadavere che i nervi hanno origine nel cervello, e non già nel cuore come affermava Aristotele, esclama “Voi mi avete fatto veder questa cosa talmente aperta e sensata, che quando il testo d’Aristotile non fosse in contrario, che apertamente dice i nervi nascer dal cuore, bisognerebbe per forza confessarla per vera”. Almeno quel medico ha visto con i suoi occhi una sensata esperienza.

Dimenticavo, per i colleghi dei licei non classici: oltre ad aver studiato latino e applicato il metodo tradizionale e induttivo per il latino, il tutto lo ho fatto anche per il greco, ed è un quid aggiuntivo e moltiplicativo. E il tutto coniugando Dottorato in storia antica con Master FSE presso Engineering Ingegneria Informatica S.p.A.

 

I do not propose to enter upon controversy, but simply to describe facts” – W.H. D. Rouse & R.B. App University of London Press LTD.

O semplice equità e buon senso.

 

 

 

Passo indietro: dal metodo tradizionale al metodo induttivo

 

Primi 12 anni

Una vita di studi classici matti e disperati. Cinque anni di Liceo Classico al centro del comune capoluogo di provincia, di quei licei rinomatamente tosti e con docenti noti. Un biennio sulle sudate carte di morfosintassi: da 26 alunni siamo sopravvissuti in 12 ad accedere al triennio. Forza e denti stretti e si va avanti, ma a 13 anni non è facile

Cinque anni di Lettere Classiche presso la storica Federico II di Napoli–con docenti del tenore di Mele, Leoni, Gagliardi, Lo Cascio per dirne alcuni. Tanta passione e soddisfazione dei tutti 30 /30lode.

Siamo solo ai primi 10 anni di studi.

Concorso SICSI classe A052 latino e geco nel 2003, unico concorso per 12 posti tra tutte le università di Napoli unificate, per ottenere… non il ruolo come oggi, bensì solo l’ammissione alla Scuola di Specializzazione per l’Insegnamento: altri 2 anni e 30 esami per affrontare al fine un esame finale che, se superato, ti consentiva semplicemente l’abilitazione e l’ingresso in graduatoria provinciale. Un terno al lotto e non proprio un affare. Una Scuola di Specializzazione, quella dei primi 4 cicli SICSI, che può essere intesa solo da chi l’abbia vissuta.

 

Sicsi primi cicli: una generazione di “privilegiati” dal punto di vista didattico

Siamo una generazione di “privilegiati” perché oltre i 15 esami caratterizzanti (latino, greco, italiano: una seconda Università) abbiamo affrontato 15 esami di area comune a tutte le classi di concorso di didattica, docimologia, psicologia, oltre un anno di tirocinio: già di per sé un surplus per un docente. Un surplus che lo differenzia di per sé da docenti di latino che non hanno mai sostenuto esami di  “Etica della comunicazione, Psicologia dell’età evolutiva, Pedagogia, Pedagogia della comunicazione, Docimologia (perché la valutazione è una scienza), Media education, Interculturalità, Teoria della comunicazione, Differenze di genere, Strategie di contrasto”. Ad essere stato dirompente fu, in quegli anni, scoprire che oltre il latino e il greco per se stessi esistessero studi teorici circa didassi e valutazione per la trasmissione di quei contenuti ma soprattutto Competenze.

 

Il giorno del greco in greco

Il primo giorno di lezione SICSI, il professore universitario di greco antico ci presenta un testo in lingua di cui chiedeva lettura e comprensione, non già traduzione; si trattava di rispondere, in greco, a domande di comprensione poste in greco.  A margine della versione il prof. aveva annotato a penna qualche vocabolo ad uso frequenziale con dizionarietto greco à greco. Dopo 10 anni di studi e successi all’improvviso non mi sentivo più quel monstrum carrarmato che mi aveva contraddistinto.

Secondo giorno. Il professore entra ed inizia la lezione su quello stesso testo ponendoci oralmente domande in greco. Così avanti per due anni. Ed è stato come toccare con mano con pratica attiva (in lingua antica) quei principi teorici degli esami di didattica generale per competenze e inferenze. Un immergersi in un miscere conoscenze e abilità davvero formativo.

 

Troppo tardi per smontare e ricostruire conoscenze?

Qualche mese di Sicsi trascorre quando, un giorno di lezione di didattica comune per tutte le classi di concorso (circa 100 persone) entra il prof. Luigi Miraglia a illustrare la sua attività didattica e teoricamente e praticamente. Beh ti senti di aver buttato, in 10 minuti, letteralmente al vento buona parte dei 10 anni di studi svolti. Perché, se hai un po’ di competenza in lingua e segui attentamente i dettagli del metodo umanistico e poi continui ad approfondire sviscerare il metodo stesso, è inevitabile pensare di aver sfruttato male tante ore e tanti anni di studio. Non ho ottimizzato, anzi.

Mi sono sentita improvvisamente ignorante, ma l’ignoranza è un buon punto di partenza perché ti mette addosso una sete di conoscenza che ti consuma – avrei voluto tanto tornare ad avere 13 anni ed essere ad un liceo Orberg. Troppo tardi.

Si è acceso in me un fuoco nel 2004 che non si è più spento, che arde ancora oggi. Il crollo di alcune certezze mi ha destabilizzato per… poche ore, perché è poi subentrata la tenacia “Anch’io! Surgam ego ipse”.

Nasce in me il metodo induttivo contestuale. Certo dovevo smontare parecchio e ricostruire, insomma ricominciare e mettermi in discussione ma il fuoco è lì ancora acceso. Trascorre qualche anno. Poi, si sa, nella vita iniziano le difficoltà, le supplenze, la pendolarità, matrimonio e figli; metti “i piedi per terra”, cerchi di sopravvivere. Eppure riprendi presto i libri perché vuoi ancora studiare il Dottorato alla Federico II. Altro studio matto per vincere il concorso; difficile mi risulta riprendere dopo aver lasciato i libri universitari per 5 anni ma riesci e dedichi così altri 3 anni di studio del mondo antico e di fonti in lingua. Ma dopo tre anni o vado a Roma nell’incertezza del postdoc o torno ad insegnare a scuola.

 

Insegnare: ardui tentativi per facilitare e non complicare

Arriva il giorno in cui infine rientri in classe, nella tua classe nella tua scuola nella tua città; che bello finalmente una continuità ed una stabilità. Il greco lo hai accantonato, non ci sono posti. Ma hai italiano e latino, lingua mondo civiltà, umanesimo. Finalmente.

Eppure dopo qualche giorno subentra un senso di insoddisfazione. Hai trascorso anni e anni sui testi, sugli autori, sulle fonti ed ora nel mese di settembre ti ritrovi tra le mani il libro di testo del biennio: in silenzio lo sfogli e hai davanti venti (dico 20) pagine o più di teoria sulla terza declinazione: ma perché, è un esame di linguistica? bah, è così complicato dire che il genitivo è –um o –ium? E poi il terzo gruppo confonde, evitiamo di aggiungere nozioni e confusione e posponiamo la cosa (sostanzialmente la –i all’ablativo) all’argomento aggettivi di seconda classe, senza parlare di terzo gruppo; in quell’occasione tratteremo di quei pochi sostantivi di uso frequenziale che escono in -i e al neutro in -e, qual è la complicazione?  Non stupiamoci se ritroviamo poi alunni al triennio che tra –E ed –I fanno una piccola macedonia soprattutto poi con i termini in -ans (aggettivo o participio??).

 

Ho deciso

A questo punto torno indietro a re-impostare anche le prime lezioni sulle prime declinazioni e decido anche, se non voglio disamorare subito i miei aunni, di semplificare anche lì: che i sostantivi in –A sono femminili e –US sono maschili: posso dirlo inizialmente senz’altro (poëta è molto usato ma l’apprendimento deve essere globale ma graduale, paulatim). Dunque, dopo che avranno associato la –A al femminile e avranno assimilato a fondo il sistema flessivo, potrò dir loro quando incontreranno poëta “in italiano ‘poeta’ o ‘pirata’ son femminili solo perché in genere i femminili terminano in -a? c’è qualche maschile in – A così come, viceversa, qualche femminile in –O (pensate a  ‘mano’ è maschile). Quanto al fatto che i nomi degli alberi in –US sono femminili, ESSI sono così poco frequenziali e di ambito tecnico che, se e quando leggeranno testi di botanica ed oramai saranno padroni del sistema linguistico, potranno cavarsela col vocabolario. Decido, anzi, che anche il plurale in –AE ed –I  lo assocerò all’italiano perché viene davvero così semplice per i ragazzi. Del resto la marcatura di genere m/f scomparirà prestisstimo con la terza e quarta e quinta declinazione e con gli aggettivi di prima classe. Ci eserciteremo –  sì che è esigenza!! – nelle concordanze ed uso di sintagmi aggettivi+sostantivi di tutte le classi e declinazioni e generi. Non perdimaoci sulle false questioni accademiche e corriamo per leggere i classici.

 

Così via. Anche quando arriverò al congiuntivo ragioneremo anche sulle vocali tematiche in termini di sinossi tra italiano e latino. Mi ritrovo così a rimodulare semplificando e  procedendo per sostrati linguistici e paralleli italiano – latino. Con la flipped classroom potrei portare gli alunni stessi a costruire da sé procedure e distinzioni.

Ovviamente modulo io la didattica e quando necessario mi sgancio dal libro di testo.

 

MA

Ma poi… devo ri-scrivere e far scrivere gli esercizi, e tanti perché la pratica è fondamentale; ed è un lavoraccio di ore fatto di taglia e cuci e riscritture, senza contare la marea di eccezioni su eccezioni che sono negli esercizi già pronti.

Sto per desistere pensando, per pulirmi la coscienza, “se gli alunni imparano tutti i sostantivi a memoria dei 3 gruppi e anche le eccezioni, qual è il problema? Fa loro bene”. Il problema è, mi rispondo, che spesso quei sostantivi della sezione grammatica non li riconoscono poi quando sono parole in textu nel famoso libro di laboratorio; è che forse ludi al plurale può essere inteso anche “le scuole” dipende dalla frase e non per forza “ ‘giochi’ se al plurale e ‘scuola’ se al singolare”. Del resto se divitiae sunt  ha desinenza –ae e verbo al plurale è sufficiente notarlo direttamente in uso non come regola in una sfilza di regole da mandare giù a memoria;  e se a scuola leggiamo i Vergilii locos probabilmente gli alunni non penseranno di leggere luoghi reali della casa di Virgilio o di Roma ma, come in italiano, luoghi metaforici – passi dei libri di Virgilio.

Vorrei semplificare la vita in quanto docente sempre che si intenda il docente come un facilitatore. Il problema è che gli alunni sanno le eccezioni ma non i termini d’uso del lessico frequenziale e li sorprendi a cercare sul vocabolario sed quamquam an  e via così; gli studenti sempre ragionano come noi e spesso non si chiedono che senso abbia “l’oro” quando si sta parlando di audire et videre in un passo senechiano (vedo le loro testoline fumare mentre forse si chiedono “non è che aures sarà una eccezione di aurum?) perché non sono abituati a studiare in termini di contesti e sintassi ma di singula vocabula, non per colpa loro.

Trovo nei testi di didattica una proporzione del tipo:  n. 5 pagine di teoria = n.  1 pagina di esercizi in lingua, oppure elenchi di n. 20 parole singulatim da imparare a memoria = n. 0 testi in cui siano inserite.

 

E il giorno dopo dovrei entrare in classe a spiegare ma soprattutto motivare ed appassionare i ragazzi… come? Casomai ragazzi che dalle medie odiano il latino

Allora mi decido alla faticaccia: riduco e semplifico, sempre più convinta che è facile insegnare a chi studia tutto (alcuni studierebbero anche astrofisica a 13 anni). Io vorrei che mi seguisse qualcun altro, qualcuno difficile da conquistare ma che studierà perché si interesserà, ed allora attuerà inferenze, trasformerà  scarso in discreto, contribuirà ad abbassare la curva e che quindi sia quasi tutta a classe. Basta vedere debiti in latino e attribuirli ai ragazzi di oggi.

Ma senza supporto adeguato rendere facile non è semplice e richiede tanto tanto tanto tempo a ri-scrivere formattare preparare materiale. Impieghi quindi ore al pc per creare un file con una serie di esempi pratici, poi riduci la teoria dei casi e declinazioni a una sinossi di poche desinenze (decido di ragionare in desinenze ed evitare i classici errori da casi “omofoni”). Ma manca e mancherà sempre il lessico, la quantità e l’uso che gli anni di dottorato mi hanno regalato e che non riduca le competenze alla traduzione di 8 righi decontestualizzati in 2 ore. Insomma. Non mi rassegno ad un metodo prevalentemente grammatical-istico che sacrifica lessico in contesto.

 

Allora Isabella. Pensa e riduci:

 

 

Sconforto

Ma dopo ore impiegate a formattare, non ho esercizi, frasi in quantità e soprattutto lunghi testi con casi omofoni e concordanze incrociate tra aggettivi delle due classi e sostantivi delle 5 declinazioni e mi demoralizzo.

Ma poi pensando ai prossimi 20 anni dinanzi a me non riesco a rassegnarmi e, quindi, mi si accende un lanternino o  -perché no? – un lanternone di quelli di Anselmo Paleari del Fu Mattia Pascal: Luigi Miraglia. Urge un corso. Cerco. Ne seguo uno, poi un altro, sia gratis sia a pagamento sacrificando ore e ore che aumentano tanto più quanto più vedi ragazzi di 16 anni che hanno studiato un anno con Miraglia leggere e comprendere classici senza vocabolario meglio di me

Il desiderio, la sete della conoscenza ti prende.

 

E poi

E poi accade quanto sopra accadeva anni fa: scopro il successo del Metodo induttivo (ripeto studiato per il latino e il greco) ma vengo osteggiata e zittita. Sempre. Altro che buon senso e libertà di insegnamento. Amen e… posteritati

 

 

Breve Bibliografia DI PARTENZA

https://www.istruzione.it/alternanza/allegati/NORMATIVA%20ASL/INDICAZIONI%20NAZIONALI%20PER%20I%20LICEI.pdf?fbclid=IwAR2jq2eZyyRkHmk2qpro68OpW-O3UsBwAz5UBCkp48xbSmMu-ksKP0yftoU

 

https://www.academia.edu/19704681/Per_una_riformulazione_del_curriculum_di_letteratura_greca_e_latina_nel_Ginnasio_e_nei_Licei?fbclid=IwAR2jq2eZyyRkHmk2qpro68OpW-O3UsBwAz5UBCkp48xbSmMu-ksKP0yftoU

 

https://www.cambridge.org/core/services/aop-cambridge-core/content/view/ED66CC496B5BD893A4C519ABF6A257F3/S2058631018000065a.pdf/div-class-title-spoken-latin-learning-teaching-lecturing-and-research-div.pdf?fbclid=IwAR2jq2eZyyRkHmk2qpro68OpW-O3UsBwAz5UBCkp48xbSmMu-ksKP0yftoU

 

https://usr.istruzione.lombardia.gov.it/wp-content/uploads/2018/03/faq-2018.pdf

 

https://core.ac.uk/download/pdf/195351375.pdf

 

https://www.revistas.usp.br/letrasclassicas/article/download/107926/106271

 

http://www.vivariumnovum.it/edizioni/libri/dominio-pubblico/Rouse%20&%20Appleton%20-%20Latin%20on%20the%20direct%20method.pdf

 

et ceteri loci

 

 

Isabella Pallisco – Rete Ørberg Campania

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3 Dicembre 2020

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