Attrazione modale in latino

Attrazione modale: fenomeno sintattico della lingua latina

 

Come nel caso della formula attrazione modale, con la quale i grammatici erano soliti definire un fenomeno sintattico della lingua latina, alle volte sembra proprio che le parole vogliano tirarci un “brutto scherzo”! Questa espressione, che siamo soliti impiegare in ben altri contesti, calza proprio a pennello per questo caso particolare che, se avrete un po’ di pazienza, passiamo a considerare nello specifico.

 

 

L’attrazione modale… in sintesi

 

Fenomeno sintattico tipico della lingua latina per il quale una proposizione subordinata di secondo grado (che per sua natura dovrebbe avere il modo indicativo) se dipendente da una proposizione subordinata di primo grado già al congiuntivo o all’infinito, può essere attratta al congiuntivo, a patto che sia legata in qualche modo alla reggente.

Non ci sembra affatto poco, considerando che da questa prima definizione dovrete avere una certa sensibilità nella pratica della sintassi del periodo, alle volte difficile da mostrare in italiano, figuriamoci in latino. Per questo motivo ti chiediamo di non sottovalutare mai il dato linguistico grammaticale della nostra lingua materna. Continua a esercitarti così da trovarti sempre preparato, specie quando la complessità delle frasi sembra mettere a dura prova la tua attenzione.

Questa sfumatura al congiuntivo, dovuta all’attrazione modale, serve ad esprimere un pensiero indiretto quando l’azione è riportata non come dato di fatto, ma come parole di persona diversa dall’autore. Se eventuale o possibile si usa il congiuntivo eventuale.
Al tempo stesso l’attrazione modale viene negata se la subordinata esprime un fatto reale o non è parte integrante della reggente.

 

 

La regola di Reusch e l’attrazione modale

 

Dunque fai molta attenzione ai rapporti di gerarchia tra le proposizioni per capire meglio come comportarti di fronte a una possibile attrazione modale.
Per risolvere il problema, quando andavo a scuola la mia professoressa di greco e latino ci aveva insegnato una regola, la regola di Reusch che riportiamo di seguito nella sua interezza:

“Se una subordinata di secondo grado, retta da un infinito o da un congiuntivo perfetto, a loro volta dipendenti da tempo principale, ha il congiuntivo per attrazione modale, non segue le norme della consecutio temporum, ma conserva, trasposto al congiuntivo, lo stesso tempo che avrebbe se dipendesse dalla principale direttamente”.

 

Esempi:

Puto te laudatum esse quod verum dixeris ( e non dixisses ! )

Penso che tu sia stato lodato per aver detto il vero.

 

 

Perché studiare gli stili degli autori: un caso studio

 

L’attrazione modale è uno di quei fenomeni legati a scelte stilistiche ed espressive proprie dell’autore: si tratta insomma di un accorgimento o di una scelta stilistica dell’autore per presentare nella subordinata un fatto presentato come soggettivo, eventuale.

 

«Apud Hypaniam fluvium, qui ab Europae parte in Pontum influit, Aristoteles ait bestiolas nasci, quae unum diem vivant. (Cicerone)»

Aristotele afferma che presso il fiume Ipani, che si getta nel mar Nero dalla parte dell’Europa, nascono degli animaletti che vivono un giorno solo.

 

La frase presenta due sfumature diverse, anzitutto sono presenti due relative: qui… influit e quae… vivant.

Nella prima è usato l’indicativo (influit) perché è trascritto un dato reale, certo, che si può togliere senza alterare il significato della frase.
Nella seconda, invece, c’è il congiuntivo (vivant) perché è riportata una possibilità, un dato eventuale, ossia il pensiero indiretto di Aristotele.

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4 Maggio 2020

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