Lo studio dei classici latini e greci

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Una premessa importante allo studio dei classici

 

Il liceo classico è spesso ostaggio di un atteggiamento miope tale da poter essere considerato un percorso di avviamento culturale semplicemente in virtù della presenza del greco e latino nel piano di studi.
Definite a più riprese lingue morte, la forza di queste ultime risiede soprattutto nella trasmissione di una metodologia operativa riportata al livello delle parole, ingrediente privilegiato della comunicazione umana. La parola esprime infatti una posizione di radicamento dell’uomo nella dimensione intersoggettiva, a partire dalla permanenza dei significati al netto della storicità dei significanti.
In altre parole, la storia delle parole ci orienta nella conoscenza del passato, nella costruzione del presente e nella previsione del futuro. Purtroppo il liceo classico non è mai stato “il mulino che vorrei”, dunque resta una istituzione perfettibile da rivedere in funzione dell’intelligenza emotiva di discenti ormai storicamente inadatti alle posizioni reazionare della scuola novecentesca: l’attenzione degli studenti è stata radicalmente riorientata dai dispositivi tecnologici eppure alcune caratteristiche del liceo classico restano ancora determinanti nell’indicare un modello di attenzione ancora possibile.

 

 

Lo studio dei classici e il pensiero dell’esercizio

 

Questa premessa anticipa una serie di riflessioni che accompagnano i nostri contenuti didattici, convinti come siamo che non solo l’esercizio ma anche il pensiero dell’esercizio incoraggino una pratica consapevole guidandone i risultati.

In questa scheda prenderemo in considerazione lo studio dei classici greci e latini, in virtù di una programmazione didattica che li contempla almeno dal triennio. Se infatti il biennio è ancora dedicato allo studio delle regole grammaticali, alla sedimentazione di un pensiero operativo accordato alle logiche della concordanza e della costruzione, il triennio prevede uno studio della storia e della cultura greca e latina facendo riferimento ai testi della letteratura, solitamente proposti in una sezione antologica accompagnata da presentazioni e schede dedicate.

Alcuni studenti sperano che l’ingresso del classico sostituisca del tutto l’esercizio della traduzione. Purtroppo, in qualche sparuta struttura scolastica queste condizioni si verificano e si perde, almeno del latino (succede, su tutti, nei licei scientifici), la forza operativa, sostituita da quella speculativa, esercizio di retorica prima che di conoscenza operativa.
Certo, in qualche modo la traduzione resta ancora possibile, ma rappresenta semmai una patina dell’attenzione al testo, non più il fulcro del “problem solving” traduttivo. In alcuni casi ci siamo trovati invitati a spiegare l’importanza del classico, inteso stavolta non come liceo ma come lettura in lingua originale. Eppure, il momento del classico trasferisce la teoria nella prassi collegandoci in differita col testo.

 

Il de bello gallico di Cesare un chiaro esempio

 

Facciamo un esempio, il più comune di tutti, a partire dal riferimento al de bello gallico di Cesare.

Questo testo si presenta particolarmente vivace e denso di indicazioni la cui gittata arriva intatta fino ai nostri giorni: dagli interessi etnografici alla forma dei commentari, la lunga tradizione in rapporto agli sforzi bellici che ha ritmato la storia tutta fino al guadagno di una dimensione di guerra permanente come quella contemporanea.
Di questa opera apprezziamo la chiarezza, il controllo dell’esercito al pari della tassonomia del periodo, tutto ben ordinato e disposto grazie ad una costante impostazione paratattica e l’ablativo assoluto a fare da cerniera tra i diversi momenti narrati.
Eppure la sua forza risiede nello studio ordinato del testo in lingua, in grado di trasferire il pensiero di Cesare su carta assicurandolo alla memoria: le sue gesta letterarie rendono ancora vive quelle strategiche, tutte da riscoprire al pari degli altri tanti, diversissimi autori che compongono la costellazione dei classici.
Certo, non tutti i classici possono essere studiati in lingua, si preferisce per ovvie ragioni temporali una lettura in traduzione italiana dei passi antologici più conosciuti, eppure il radicamento del pensiero nelle parole espresso da quegli autori resta ancora il viatico più importante per entrare in contatto con quella storia, il cui merito sta nell’aver fissato dei canoni e dei modelli ancora oggi osservabili tanto sul piano formale quanto su quello contenutistico.

 

Lo studio dei classici: coronamento del liceo classico?

 

Dunque, lo studio dei classici resta quasi il coronamento del liceo classico: avere le conoscenze giuste per passare alla traduzione di testi in lingua avendo cura di rispettare tanto il quadro morfologico-grammaticale quanto il contesto storico-culturale.

Forse il greco e latino non offrono risposte immediate, eppure la loro tenacia nel tempo tale da essere ancora a fondamento di una formula di studi quale il tanto discusso (e discutibile più per il suo pubblico che pre la sua offerta) rappresenta il valore aggiunto.

 

Per completare questa scheda dunque ti proponiamo l’incipit del de bello civile di Cesare rispondendo al più praticato posizionamento in antologia del più famoso de bello gallico.
Inviaci la tua costruzione!!! (non abbiamo sbagliato, ti abbiamo chiesto proprio la costruzione quale modalità di verifica delle tue competenze)

 

 

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28 Maggio 2019

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